giovedì 25 febbraio 2016

NERIPONTE E NERISPIGOLO E PETALOSO

l'altro giorno stavo camminando per venezia con un gruppo di amici progressisti e ci siamo imbattuti in un nugolo di neriponte e nerispigolo.
i neriponte sono extracomunitari che sostano sui ponti chiedendo soldi ai passanti mentre i nerispigolo sono come i neriponte solo che stanno sugli spigoli degli edifici.
perché questa divisione?
perché il resto degli spazi di venezia è già occupato dai cingoselfie, che sono cingalesi che vendono bastoncini per fare i selfie e dalle zingoterra che sono donne rom che fanno tutt'uno con la pavimentazione e con santino annesso.
"finalmente i neriponte e nerispigoli avranno conforto da parte di questi amici caritatevoli...", penso tra me.
però passiamo attraverso i neri questuanti e non vedo nessuno tirare fuori un euro.
"ma come. nessuno che da un cazzo", chiedo?
nessuna risposta.
il problema è evidentemente come sempre, in italia, di qualcun altro.
"è lo stato che ci deve pensare", dice infine la più progressista di tutti. "mica devo pensarci io. è lo stato." continua.
è un po' seccata perché ha la possibilità di fare qualcosa di concreto e non limitarsi a condividere qualche post de il fatto quotidiano e quindi è evidentemente in difficoltà.
la realtà è una cosa così volgare da spiattellare in faccia alla gente.
chissà per i progressisti cosa rappresenta questo stato paravento di cui vanno blaterando.
vabbè vado a leggermi le ultime equiparazioni al matrimonio della cirinnà mentre posto #petaloso.
sono sicuro che al richiamo di petaloso i progressisti italiani non si sottrarranno.
non costa niente e fa molto cool.
con un solo "mi piace" fai pure contenti due mattei. quello piccolo che non sa parlare in italiano e quello grande che parla pure peggio.

2 commenti:

  1. ricordo ancora le difficoltà che ebbi da bimbetto allo sdoganamento del termine cazzaro, insistevano a dirmi che era dialettale, ma poi dovettero ricredersi perché si diffuse in tutta la nazione ed anche al di fuori

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  2. Il problema non è il bambino, sono gli adulti. Un errore dovrebbe rimanere un errore, invece, se è commesso da un bambino, diventa la manifestazione del genio, a cui tutti dobbiamo inchinarci ed applaudire.
    La scuola dovrebbe servire a indirizzare verso un significato condiviso di quello che ci circonda; invece sta diventando una sorta di "talent" a chi spara la minchiata più cool. Il premio è la notorietà (anche se effimera), al prezzo di rendere lecito qualsiasi prodotto della mente.
    Quindi, se domani il mio capo mi contesta la relazione integrativa al bilancio, posso dire che lui è un idiota, e io un genio.
    Incompreso e forse disoccupato.

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